Si erano ritrovati, lontano dalla loro Sicilia, 9 anni fa e da allora avevano intrecciato una relazione. Poi le distanze per motivi di lavoro – lui guardia venatoria a Bressanone, lei dipendente dell’ATM a Milano – avevano logorato il loro rapporto. E lei aveva deciso di interromperlo. Però egualmente aveva accettato di ospitarlo, da un paio di settimane, nella sua casa di Truccazzano (Milano), in attesa della sospensione delle norme sulla mobilità decise dalla Regione Lombardia per il coronavirus.
Ma stanotte la tragedia: l’uomo, Antonio Vena, 47 anni, ha imbracciato il fucile in dotazione per la sua attività e ha ucciso la donna, Alessandra Cità, stessa età. Poi si è presentato nella caserma dei carabinieri di Cassano d’Adda e ha confessato il delitto. Ai militari recatisi sul posto si è presentata la tragica scena di Alessandra riversa senza vita sul letto e, abbandonato sl pavimento, un fucile a pompa calibro 12.
L’omicida è stato a lungo interrogato in mattinata dal pm di turno, Giovanni Tarzia.
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