Ieri è toccato al presidente della Lombardia, il leghista Fontana, oggi è toccato alla sindaca Cinqustelle di Torino, Chiara Appendino: entrambi sono stati prosciolti dalla accuse di reati per i quali erano imputati. Fontana era stato coinvolto nella vicenda di un mega appalto a un’azienda del cognato per la fornitura di camici anti-covid, la Appendino per una modifica al bilancio comunale riguardante un debito da 5 milioni di euro non iscritto a bilancio per la riqualificazione dell’ex area Westinghouse.
L’appalto milanese per i camici era stato trasformato in donazione dall’azienda produttrice intestata al cognato del presidente Fontana, invece l’accusa alla Appendino è caduta per l’insussitenza del reato contestatole dalla Procura. In questo secondo caso l’inchiesta della Procura di Torino, coordinata dai pm Marco Gianoglio ed Enrica Gabetta, che nell’ottobre 2017, aveva comportato l’invio di un avviso di garanzia alla sindaca, all’allora assessore al Bilancio Sergio Rolando e al capo di Gabinetto Paolo Giordana, ai quale era stato contestato il reato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Per gli inquirenti, che indagano anche il dirigente comunale Paolo Lubbia, il Comune avrebbe omesso di inserire nel bilancio 2017 i 5 milioni versati come caparra dalla societa’ Ream, che durante la precedente amministrazione comunale con Piero Fassino sindaco si era interessata alla riqualificazione dell’ex area Westinghouse, il cui progetto viene poi assegnato al gruppo Esselunga. Sindaca dunque assolta dall’accusa di falso in bilancio nel caso Ream. Alla lettura della sentenza, la sindaca ha pianto. “Sono state lacrime liberatorie ma anche di gioia.- ha detto – Oggi, dopo quasi 6 anni, viene ristabilita la verità“.
Nel febbraio 2019, il giudice torinese per le indagini preliminari Alessandra Pfiffner aveva disposto una perizia tecnico-contabile sul rendiconto 2016 e sul bilancio di previsione 2017 del Comune di Torino, che viene poi discussa nel settembre successivo. Nell’ottobre 2019, la sindaca annuncia che chiedera’ il giudizio abbreviato. Si arriva così al 6 febbraio 2020, quando i pubblici ministeri avanzano dinanzi al giudice le richieste di condanna: 1 anno e 2 mesi per Appendino e per l’assessore al Bilancio Sergio Rolando, un anno all’ex capo di gabinetto della sindaca Paolo Giordana. Il dirigente comunale Paolo Lubbia a differenza degli altri tre sceglie il rito ordinario e non quello abbreviato. A settembre arriva la sentenza: Appendino è condannata a 6 mesi per il falso ideologico relativo all’anno 2016, mentre è assolta per l’abuso d’ufficio 2016 e 2017 e per il falso ideologico del 2017. Per quanto riguarda gli altri imputati, l’assessore comunale al Bilancio Sergio Rolando è condannato a 6 mesi come la sindaca Appendino, mentre all’ex capo di Gabinetto è comminata una pena di 8 mesi. Oggi la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello del capoluogo piemontese, che ha assolto Appendino, Rolando e Giordana. Alla lettura del dispositivo, l’ex sindaca è scoppiata in lacrime.
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