VERSO IL GOVERNO “CONTE2″/ Tanti nomi nel tritacarne del “toto-ministri”, ma meglio non fidarsi

di FRANCESCO MARIA PROVENZANO – Per quanto sia il presidente della Repubblica, Mattarella, sia il presidente del Consiglio incaricato, Conte, abbiano fretta di per porre fine alla improvvida “crisi d’agosto” aperta da Matteo Salvini, è ovvio che la preparazione di un “programma condiviso” (come lo ha giustamente definito Luigi Di Maio) e per la formazione di un nuovo governo “di svolta” (come spera Conte e come spera la maggioranza degli italiani) richiedono approfondimenti, confronti, calibrature non semplici e perciò non facili.

Nel frattempo gli organi di informazione – alcuni animati dalla sola necessità di tenere aggiornata l’opinione pubblica, altri dal malcelato intento di influenzare le scelte di Conte ed altri ancora nel tentativo di denigrarne l’operato – si sono lanciati nel consueto toto-ministri, spesso approssimativo, ancor più spesso inquinato da pressioni di parte, comunque inattendibile, e perciò da prendere con le molle.  Quindi per puro dovere di cronaca ve ne diamo conto, con l’avvertenza ai lettori non costruirvi sopra né aspettative,  né delusioni.

Intanto il presidente incaricato, Giuseppe Conte, spera di  poter sciogliere positivamente la riserva (con cui ha accettato l’incarico) entro il 2 settembre, presentando al Capo dello Stato sia una bozza di programma sia una lista di ministri aperta alle sue osservazioni e alle sue eventuali correzioni, probabilmente tenendo conto anche del “messaggio” di Beppe Grillo, che ha voluto suggerire (esprimendo un auspicio) la formazione di un governo con «ministri da individuare in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica», con il codicillo di una affermazione un po’ balzana: «Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari».

Certo c’è da dire che sia il Pd sia il M5S, sia le altre forze politiche minori che si richiamano al centro-sinistra, decidendo di dar vita a questo esecutivo o di appoggiarlo,  hanno messo in conto il rischio della loro credibilità. E lo si vedrà palpabilmente proprio dalla composizione del governo. Fra i nomi in lizza per il Pd circolano quelli di Deborah Serracchiani (alla  Salute), Lia Quartapelle e Anna Ascani, oltre a Paola De Micheli (per il ministero dello Sviluppo Economico) e a Franceschini per l’eventuale carica di vicepresidente del Consiglio. Forti sarebbero anche le quotazioni di Lucrezia Reichlin e di Marianna Mazzuccato per l’Economia, ma potrebbe anche essere riconfermato Tria. Alla Giustizia sarebbe blindato l’attuale ministro grillino Alfonso Bonafede, mentre Andrea Orlando del PD  andrebbe all’Ambiente. Per il ministero del Lavoro  si fa il nome di Graziano Delrio del Pd. Alle Infrastrutture il candidato più accreditato sembra il pentastellato Stefano Patuanelli. Agli Interni si pensa a un tecnico: in testa a tutti  Franco Gabrielli, anche se si fa il nome del prefetto Mario Morcone, capo di gabinetto dell’ex ministro Minniti. Agli Esteri, alte sono le quotazioni del parlamentare europeo del Pd Roberto Gualtieri, mentre per l’ex  premier, Paolo Gentiloni si aprirebbero le porte di Bruxelles come commissario europeo alla Concorrenza.

Il rilievo che viene mosso da più parti a questo toto-ministri è che la presenza femminile sia esigua. Ma non è il solo. Ecco perché, come dicevamo, va preso con le molle.

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